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RECENSIONE E INTERVISTA CON SOFIA NAPPI PER LO SPETTACOLO KOMOCO
PUPO SPETTACOLO DI KOMOCO DI SOFIA NAPPI
RECENSIONE DELLO SPETTACOLO E INTERVISTA A SOFIA NAPPI DI MARIO BIANCHI
Per noi che ci occupiamo spesso delteatro dedicato all’infanzia rivedereper l’ennesima volta in scena la storiadi Pinocchio è lo confessiamo, unaspecie di tortura, sperando di arrivare presto alla scena del pescecane, ma avolte quando la vediamo rappresentata in modi desueti ce ne innamoriamo come fosse la primavolta. Così è accaduto per PUPO della giovanissima danzatrice e coreografa Sofia Nappi, classe 1994, messo inscena con la sua compagnia Komoco che abbiamo visto al Teatro Sociale di Como.
Ovviamente non essendoci parole, sono i corpi dei 7 danzatori a narrare, o meglio a sviscerare i sottotesti della storia della marionetta diventata bambino, qui vista come come simbolo di crescita e di autodeterminazione.
Sofia Nappi tra l'altro, essendo noiamanti del teatro di figura, l'avevamo già apprezzata al Festival” Kilowatt “ per un suo precedente spettacolo IMA, che ci aveva molto ammaliato per quell'omaggio alla vecchiaia con i suoi performer agghindati con maschere, e muniti di grandi valige che s iapprestavano per il lungo viaggio che li attendeva, sulle musiche del valzer di Šostakovič.

Come nel precedente spettacolo è soprattutto l'energia costante cheinvade il palco e la gioiosa relazione dei corpi di Arthur Bouilliol, Leonardode Santis, Glenda Gheller, India Guanzini, Paolo Piancastelli, Senne Reus, Julie Vivès che escono ed entrano dal palco che ci affascina durante tutto lo spettacolo, regalandoci in ogni momento il piacere intrinseco della danza.
In “Pupo” i danzatori ci conducono immersi in una nebbia dolcemente soffusa nell'universo collodiano accompagnati da musiche tradizionali portoghesi che si intrecciano con altre dell 'Est europa e brani classici, in un continuo gioco di rimandi che ci ridonano la vicenda del burattino/ marionetta in una danza che come nel precedente spettacolo ci riconduce alla libertà creativa ed inventiva del Gaga, il rivoluzionario linguaggio del corpo ideato e sviluppato dal coreografo israeliano Ohad Naharin che si fonda sulle sensazioni individuali che prendono forma attraverso il corpo di ogni artista inscena in relazione a quello degli altri. Ecco dunque che intravvediamo non in modo didascalico il Gatto e la Volpe, Lucignolo, Mangiafuoco e la Fata e con loro poeticamente tutti i passaggi degli stati d’animo di Pinocchio, un bambino come gli altri che piano piano si relaziona con il mondo. Di impianto quasi sacrale è il momento in cui i performer indossano una maschera bianca e infine vediamo anche il Grillo che ci invita a danzare e a calibrare la nostra danza con il creato, che ci circonda lasciando piano piano la postura meccanica del Pupo, sino ad assumere nell'ultimo pezzo la dimensione umana che ci caratterizza, uscendo dalle gabbie che spesso ci incatenano.



PER APPROFONDIRE LO SPETTACOLO E AVVICINARCI ALLA DANZA DI SOFIA NAPPI
LE ABBIAMO FATTO UNA BREVE INTERVISTA.


Parlaci della tua formazione
Mi sono formata All'Alvin Ailey American Dance Theater. Vivendo a New York ho potuto fare workshops e lezioni esterne con insegnanti internazionali e dopo il diploma ho seguito molto studio della tecnica Gaga a Tel Aviv. Ho fatto vari workshops anche al San Francisco Conservatory of Dance, B12 a Berlino e Londra.

Il Nome della Compagnia? Da dove deriva?
Il nome KOMOCO è una combinazione della parola giapponese "Komorebi", che si riferisce ai raggi del sole che filtrano attraverso le foglie degli alberi mosse dal vento creando una danza di luce, e "Collab", poiché credo fortemente che coreografia sia co-creazione, dialogo e ascolto con gli artisti, esattamente come la danza di luce creata da diversi elementi.
Ho visto che in due spettacoli hai utilizzato delle maschere ? come mai ? pensi di farlo ancora ?
il linguaggio di KOMOCO permette di riconnettersi con la propria creatura interiore, un aspetto primordiale ed espressivo spesso dimenticato, per poi acquisire una maggiore consapevolezza della propria individualità artistica. Tramite l'ascolto del corpo che abbiamo acquisito, ci immergiamo nello storytelling che quest'ultimo produce (quello che chiamiamo "character" inside the creature) e l’uso della maschera trovo sia uno strumento che permettono di dare vita al proprio personaggio, attingendo agli stimoli e alle suggestioni emerse dal processo creativo dello spettacolo "IMA" o "PUPO" . Vedremo se il prossimo lavoro sarà con le maschere... Sento che invece sarà più di tipo astratto.

Perchè proprio Pinocchio?
La vera storia di Pinocchio mi ha sempre affascinata e spaventata fin da bambina. Ho sempre pensato che questa favola universale non fosse un racconto per bambini, ma racchiudesse un messaggio molto importante da poter esplorare.
Con KOMOCO nei miei lavori ho esplorato idee che riguardano l'umano, la nostra esperienza ed esistenzialità. Ho sempre voluto sfidare il lavoro ispirandomi a qualcosa di totalmente narrativo senza voler cadere nel didascalico.
Dal punto di vista del linguaggio fisico, ho scelto Pinocchio poichè volevo portare all'estremo la ricerca del "Character". Poter raggiungere una delicatezza della forma che possa rimandare ad una marionetta, ma allo stesso tempo che quest'ultima ritorni carne ed espansione.

Hai narrato un libro. In che modo può narrare la danza la parola scritta ?
Non ho chiamato il lavoro Pinocchio, proprio perché il lavoro non vuole narrare la fiaba, ma ne vuole ricercare e trarre l'essenza dell'esperienza umana tramite il corpo.

È difficile in Italia far circuitare la danza ?
Molto. Specialmente per le compagnie giovani con gruppi di danzatori che non siano assoli, duetti o trii. All'estero per noi è sempre stato molto più facile... e me ne dispiaccio molto. Ma continuiamo a lottare e tantissime porte importati si sono aperte! Ne siamo davvero grati!

Un’artista così giovane arrivata a governare un ensemble di danza così cospicuo, come è avvenuto? E' stato difficile? Per una donna lo è di più?
Non avrei potuto fare tutto questo senza l'aiuto di Adriano Popolo Rubbio e Paolo Piancastelli (i miei due primi collaboratori e co-fondatori della compagnia) e di Sosta Palmizi. Senza parlare della fiducia, professionalità e devozione dei danzatori e collaboratori KOMOCO verso il lavoro e l'aiuto dell'agenzia tedesca Ecotopia dance production.
Non saprei descrivere come ci sono arrivata in poche parole... Tanta pazienza, lungimiranza e passione. Sudore, sangue e speranza.
Sicuramente il fatto che io sia giovane donna nel mio campo è davvero molto raro da quello che vivo e vedo... Non posso dire sia stato un ostacolo durante la mia carriera, i direttori, soprattutto esteri guardano al mio lavoro, non alla mia identità di genere ed età. In italia all'inizio è stato diverso il trattamento, adesso sento che il tutto stia seguendo il suo corso.

Chi sono stati i tuoi maestri? Chi sono?
Sono tanti i maestri... Se devo nominarne alcuni sono Ohad Naharin, Hofesh Shechter e mio nonno scultore.

Prossimi progetti?
Tanti progetti!!
Il duetto "The Fridas" con KOMOCO in anteprima ad Aterballetto il 4 aprile e debutto a Schio il 12 Aprile, un' opera al Teatro Maggio musicale fiorentino dove KOMOCO sarà il corpo di Ballo con debutto il 25 Maggio, La nuova produzione 2026 full-evening di KOMOCO con debutto Febbraio 2026 (siamo ancora alla ricerca di co-produttori), un nuovo lavoro per la compagnia Ballet BC in Canada, tour primaverili di KOMOCO in Austria e Germania e i vari workshops che i collaboratori KOMOCO conducono in giro per il mondo! Tutto sul sito della Compagnia! https://www.komocodance.com

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